A cura della Dott.ssa Giada Catalano

Da psicologa son tante le domande che mi pongo ogni qual volta sento una notizia alla radio o alla TV, sicuramente provo molta tristezza nel rendermi conto che ci troviamo in tempi duri, difficili, in un clima di tensione e rabbia, delusione e tristezza: un vero e proprio clima da guerra. Gli impatti della guerra sulle persone sono davvero incredibili e forse anche indicibili, sia sulle persone che scelgono di rimanere nel loro paese sia per quelle che scelgono di scappare. Urgente è che queste persone politraumatizzate ricevano un aiuto psicologico e sostegno in vari ambiti per poter affrontare e ripartire da lì, da dove qualcosa si è spezzato. Il sostegno psicologico è qualcosa che è in largo movimento ed aumento, specialmente dopo l’epidemia del Covid – 19, in quanto è stato dimostrato l’aumento significativo di vari disturbi e disagi psichici, e, con lo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia, e dell’ultima tra Israele e Palestina, il clima di terrore si è sviluppato un po’ ovunque, in quanto sappiamo bene che la guerra in generale è un qualcosa che ci tocca tutti e che riguarda tutti quanti nessuno escluso.

Sicuramente la guerra nel 21° secolo è associata a una mortalità meno diretta ma vi sono conseguenze di lunga durata sulla salute mentale. L’impatto della guerra non viene sperimentato solo dai combattenti di questi conflitti ma, in misura significativa, anche dalla popolazione civile (J.P.Bouchard, N.Stiegler, A.Padmanabhanunni, T.B.Pretorius,2023). È comune prendere di mira spazi civili come chiese, moschee, centri commerciali, scuole, campus universitari e mercati. Per questo motivo, le morti tra i civili tendono a superare di gran lunga i tassi di mortalità tra i soldati. Le esperienze traumatiche di guerra tra i civili spaziano dalla reclusione in campi di detenzione, allo sfollamento, alla separazione forzata dalla famiglia, compresa la separazione dei genitori dai figli, alla tortura fisica e alla testimonianza di violenza estrema. Mentre il personale militare attivo è tipicamente sottoposto a faticosi processi di selezione e formazione sulla resilienza, i civili in una zona di guerra o come rifugiati e richiedenti asilo corrono un rischio maggiore di esiti avversi in termini di salute mentale (J.P.Bouchard, N.Stiegler, A.Padmanabhanunni, T.B.Pretorius,2023). Le conseguenze della guerra sono molteplici e complesse, sicuramente è stato dimostrato come i soldati soffrano di disturbo post-traumatico da stress, depressione, ansia, tossicodipendenze, abusi di sostanze varie, e nei civili subentrano spesso stati depressivi, attacchi d’ansia, disturbi d’ansia e dell’umore, e nel caso di quest’ultimi, la parte più complessa è data anche dal dover lasciare la propria ‘’casa’’ che se pur necessario per sopravvivere, questo comporta pericolo nei viaggi, pericolo per la sicurezza e il dover affrontare fattori di stress post-migrazione tra cui disoccupazione, povertà, insicurezza alimentare, isolamento sociale e difficoltà abitative. L’esposizione a questi tipo di traumi, porta l’individuo a doversi ‘’difendere’’, e qui si collega il sorgere delle patologie sopracitate. I sintomi che compaiono sono un grido di aiuto, per una sofferenza che non conosce limiti. Negli ultimi anni, dati gli alti tassi di immigrazione, abbiamo potuto vedere tutti quanto sia difficile l’integrazione, anche in senso lato, per varie motivazioni. La povertà e la disoccupazione possono portare all’emarginazione sociale e alla stigmatizzazione dei rifugiati nei paesi ospitanti, allo sfruttamento lavorativo e alla dipendenza dagli aiuti umanitari, che possono essere emotivamente degradanti. Inoltre, esiste una maggiore probabilità di trasmissione transgenerazionale di queste esperienze, il che significa che gli effetti della guerra possono durare decenni. Pertanto, comprendere i canali attraverso i quali la guerra e i conflitti armati possono perpetuare esiti negativi è fondamentale per formulare interventi e politiche integrate sulla salute mentale. Prendere in considerazione le conseguenze psicopatologiche della guerra è una questione essenziale (J.P.Bouchard, N.Stiegler, A.Padmanabhanunni, T.B.Pretorius,2023). Molti conflitti globali attuali assumono la forma di atti di violenza e attacchi diretti contro le popolazioni civili, diffondendo pericolo, insicurezza e paura nella popolazione e nella società in generale. L’impatto della guerra e del conflitto spesso si estende oltre le vittime dirette, producendo minaccia, paura e sintomi psicologici correlati tra l’intera popolazione. Le persone che sono più a rischio di subire le conseguenze di queste ostilità sono i bambini e gli adolescenti che sono costretti a negoziare i compiti normativi di sviluppo in un contesto di insicurezza e violenza, aggravando la loro vulnerabilità e suscettibilità (M.Slonea, A.Shoshanib,2021).

Credo fermamente che se aiutare, essere presenti nel modo in cui si può, incoraggiare, sostenere, siano fattori fondamentali nel porgere un aiuto concreto alle vittime di guerra, conoscere gli effetti che una guerra può provocare, gli impatti psicologici sulla salute mentale e sulla qualità di vita, essere consapevoli di ciò che succede attorno a noi e nel mondo, è sicuramente il primo passo. Solo dopo aver preso consapevolezza, si può attuare un cambiamento.

Per approfondimenti: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0003448722001214https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/09546553.2020.1839427