Zygmunt Bauman, polacco, uno dei più grandi filosofi e sociologi della nostra epoca (n.1925 m.2017), nel 1999 pubblica “Modernità liquida” e delinea nel trattato una nuova chiave di lettura dei fatti e delle regole sociali.
Secondo Bauman nell’odierna società, da lui definita “liquida”, vi è “la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”.
La sua metafora della liquidità ci dà l’immagine della condizione in cui ci troviamo: in una zona di mezzo, transitoria, dove tutto scorre.
È la condizione in cui i vecchi modi di essere e di agire sono ancora validi, mentre non sono ridefinite modalità di essere e di agire.
Tra cambiamenti e tensioni sociali, questo inevitabile processo accelerato di “modernizzazione” quotidianamente ci lancia delle sfide. Sfide che vanno colte per misurarsi con esse e non esserne esclusi, per non divenire in varie misure disadattati sociali.
Nella società precedente, “solida”, gli individui potevano immaginare di essere artefici del proprio destino e di controllare il proprio futuro; in questa nuova fase di “modernizzazione” il futuro invece ci appare ignoto e minaccioso.
In una condizione di liquidità tutto è possibile e niente è certo. L’incertezza del futuro e la sua imprevedibilità fanno sorgere una paura diffusa.
Ieri i punti fermi: la religione, i dogmi, i principi, la fiducia, la speranza. Oggi l’uomo va alla disperata ricerca di riferimenti smarriti o nuovi punti fermi, ma se non ne trova, non riesce più immaginare un futuro né per sé né per l’umanità.
La cultura non è mai stata impermeabile al cambiamento, anzi si modellava davanti alle sfide che si ponevano di continuo, ma c’era il tempo necessario perchè quel processo si svolgesse senza fratture.
Oggi la sfida epocale della modernità è data da un’insopportabile accelerazione dei ritmi, dall’abbattimento dei confini e dalle masse coinvolte: migranti, esuli di guerra, profughi, in movimento verso prospettive di vita e civiltà migliori. Ieri: persone che si spostavano spinte dal bisogno materiale, pochissime per amore dell’avventura.
Oggi: taluni alla ricerca di un lavoro, altri, troppi, che fuggono per disperazione.
I popoli, le etnie si mescolano e le culture si contaminano.
In realtà innesti culturali sono stati fonte di arricchimento e spinta di innovazione per ogni civiltà, ma oggi – come afferma Bauman – si corre il rischio di una perdita di identità culturale.
Questo rischio c’è e può essere gestito mediante il rispetto reciproco dei diritti e dei doveri sociali e civili, così come dei principi alla base di un contratto sociale che dia stabilità e sicurezza alla vita comune.
dott.ssa Adelaide Marcianò
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